|
Verso il IX secolo d.C. fu distrutta dai Saraceni,
mentre nel Medio Evo si succedettero nel dominio vari feudatari.
Agli inizi del XIX secolo Atena conobbe un periodo di impoverimento
che costrinse numerosi cittadini ad emigrare nelle lontane Americhe.
Le mancate condizioni vitali si protrassero sino alla metà del
secolo scorso, quando parte della popolazione emigrò nei paesi del
nord Europa. Oggi sebbene l'economia locale abbia radici
agro-pastorali, l'impulso di nuove tecnologie, la qualificazione
professionale, oltre ad innumerevoli investimenti, hanno promosso
l'espandersi di attività artigianali e commerciali.
Museo Archeologico di Atena
(Via S. Maria - Atena Lucana - tel.0975 779050)
Orario di Apertura: Dal Lunedì alla
Domenica ore 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00
LA RICERCA ARCHEOLOGICA
Le prime indagini ad Atena furono
avviate tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
L’interesse della ricerca archeologica si era concentrato
soprattutto sulla cinta muraria, costituita da grandi blocchi appena
sbozzati, che Michele Lacava e poi Giovanni Patroni considerarono,
in vario modo, tra le testimonianze più antiche di occupazione di
Atena.
Nel 1898 il Patroni aveva effettuato
una serie di sondaggi lungo le pendici meridionali della collina su
cui sorge l’attuale abitato, rinvenendo tracce di tombe di VI e V
sec. a.C., mentre sul piano della Braida aveva riconosciuto anche
strutture di età romana.
Altri rinvenimenti si devono a Matteo
della Corte, che, nel 1925,in occasione della costruzione
dell’acquedotto, recuperava interessanti frammenti di una statua e
ceramica proveniente da corredi funerari assegnabili all’età
arcaica.
A partire dagli anni Sessanta del
‘900 si registra una ripresa delle indagini archeologiche condotte
dalla Direzione dei Musei Provinciali di Salerno, che portano alla
scoperta di nuove deposizioni funerarie.
Intorno alla metà degli anni
Settanta, la Soprintendenza Archeologica recupera alcuni materiali
di notevole interesse, come un elmo bronzeo di tipo "calcidese" o un
nucleo di vasellame bronzeo pregiato, che testimonia la circolazione
ad Atena di beni di lusso in età arcaica.
Dal 1979 la Soprintendenza
Archeologica ha avviato un programma di ricerche mirate, che hanno
restituito nuovi settori di necropoli, posti lungo il versante
meridionale dell’abitato di Atena, e diverse evidenze dal
territorio.
IL SITO E L’INSEDIAMENTO
ANTICO
La parte alta dell’insediamento di
Atena, oggi interamente occupata dal centro storico, è costituita
da una collina, posta a circa 640 m.
di altitudine sul versante nord-orientale del Vallo di Diano. Il
lato settentrionale del promontorio appare particolarmente ripido,
mentre quello sud-orientale confluisce nel pianoro della Braida.
Se per l’età preistorica la
documentazione archeologica è ancora piuttosto limitata, la
conoscenza delle fasi di occupazione, a partire dal VII sec. a.C., è
legata prevalentemente ai diversi nuclei di necropoli rinvenuti
soprattutto lungo i versanti meridionali. Del tutto sconosciuto,
invece, è l’abitato di questa fase dell’insediamento indigeno. Pochi
resti di strutture murarie, rinvenute sovrapposte ad alcuni nuclei
di necropoli arcaiche, sono attribuibili ad abitazioni di età
lucana.
Resta imprecisabile, in assenza di
scavi stratigrafici, l’epoca di realizzazione (età arcaica o IV sec.
a.C.) di un circuito murario, a doppia cortina e con blocchi di
forma poligonale, che comprende sia la parte alta dell’insediamento
che un ampio settore del versante meridionale.
La documentazione relativa alla città
romana di Atina non è particolarmente ricca allo stato attuale
delle indagini archeologiche, che
andrebbero condotte nel centro storico con notevoli difficoltà
logistiche. In alcuni settori urbani, esplorati negli scorsi
decenni, si è riscontrata una certa stasi a partire dal 280 a.C.,
periodo in cui la città entra nell’orbita romana, fino alla guerra
sociale (90-89 a.C.). Risulta pertanto preziosa testimonianza
un’iscrizione in lingua osca e caratteri greci, di II sec. a.C.,
oggi purtroppo dispersa, che ricorda la costruzione di un edificio
pubblico facendo riferimento al senato locale, già indicato con il
termine latino senatus. Peraltro, ancora verso la fine del II sec.
a.C., le leggi graccane, sulla distribuzione delle terre, avevano
interessato anche il territorio di Atina, come indicato da due cippi
relativi alla suddivisione degli appezzamenti.
L’EPIGRAFE DEL FORO
Nel 1880, durante alcuni lavori di
sistemazione della sede stradale di Corso Castello, nel centro
storico, fu effettuato un profondo sbancamento,che portò alla luce
numerosi blocchi di pietra. Alcuni di questi presentavano delle
lettere incise, riferibili ad un’importante iscrizione.
Il testo infatti, nonostante le
lacune, ricorda la pavimentazione del Foro, a cura dei magistrati
supremi locali(quattuorviri).L’iscrizione di Atena, databile alla
fine dell’età repubblicana, costituisce una delle poche
attestazioni, in Italia, riguardanti interventi di pavimentazione di
aree forensi in città romane.
--- L]ogismus, --- s Marcellus,
(quattuor)vi[ri i(ure) d(icundo), f]orum sterne[re] inchoaver[unt],
p(pecunia) [p(ublica) sive s(ua)], d(ecreto) [d(ecurionum)]
--- Logismo --- Marcello, supremi
magistrati per l’amministrazione della giustizia, incominciarono a
pavimentare il Foro con denaro (pubblico o proprio), per decreto dei
decurioni
La città romana disponeva di edifici
pubblici di una certa rilevanza, come dimostrato da alcuni
rinvenimenti ottocenteschi in Largo Borgo, che Giovambattista Curto
attribuì ad un anfiteatro, oltre al Foro, noto solo dalla
documentazione epigrafica recuperata nell’area del Castello.
Tra i culti cittadini le iscrizioni
ricordano quello di Giove, di Esculapio, divinità sanatrice, cui era
stato dedicato un altare, e di Cibele, dea della natura e della
fecondità, per la quale erano stati costruiti un tempio ed un
portico.
I numerosi rinvenimenti di materiali
lapidei evidenziano la circolazione ad Atina di prodotti di
artigianato molto diffusi nel Vallo di Diano, come le stele
funerarie, con rappresentazione a mezzo busto del defunto inserita
in una nicchia (fine II-metà I sec. a.C.), e statue di probabile
carattere funerario raffiguranti personaggi maschili, abbigliati con
toga o con corazza.
LE NECROPOLI
Le deposizioni funerarie
costituiscono la principale fonte di informazione su Atena, tra VII
e IV sec. a.C.
Le tombe più antiche, a partire dal
VII sec. a.C. e fino alla prima metà del V sec. a.C., sono
costituite da semplici fosse tagliate nel banco naturale, in cui
veniva inumato il defunto. Il rituale della deposizione appare
differente rispetto a quello diffuso a Sala Consilina, dove i
defunti vengono inumati in posizione supina. Ad Atena si usa la
posizione rannicchiata, secondo un rituale attestato a Volcei
(Buccino),in gran parte della Basilicata e nelle aree della Puglia
con popolazione Japigia. I vasi del corredo, collocati spesso ai
piedi e talvolta ai lati del defunto, sono in età arcaica
caratterizzati da forme e motivi decorativi dipinti strettamente
affini a quelli di zone limitrofe della Basilicata; in epoca
successiva si adattano alle produzioni delle zone greche o
ellenizzate, con una prevalenza di vasi con decorazione a vernice
nera. Sono presenti, sin dall’età arcaica, prodotti di importazione
provenienti dalle colonie greche sullo Ionio e sul Tirreno, da cui
giungono anche armi di difesa, come elmi ed armature di bronzo, che
denotano lo stato sociale elevato di alcuni defunti. Nelle altre
tombe maschili non mancano in genere le cuspidi di lancia in ferro,
mentre la presenza di monili quali fibule e collane di ambra
caratterizza le tombe femminili.
I principali settori di necropoli
finora indagati sono quelli posti lungo le pendici meridionali del
promontorio di Atena; un altro nucleo funerario, è stato rinvenuto
in località Pezzolle, poco più a valle dei precedenti.
Sono state esplorate, finora, oltre
250 tombe.
Con l’arrivo delle popolazioni lucane
ad Atena si riscontra un cambiamento del rituale funerario, come
documentato dalla tomba 74. Il defunto viene deposto in posizione
supina e, soprattutto, mostra alcuni oggetti di corredo tipici della
cultura lucana, come il cinturone e il bacino con ansa mobile in
bronzo, gli spiedi, gli alari ed il candelabro, accanto ad altri
riconducibili al mondo greco, come lo strigile o la benda di
argento.I ceti emergenti si connotano, dunque, come guerrieri,
mostrando una forte assimilazione di alcuni elementi dell’ideologia
greca, come il banchetto o l’atletismo, che diventano
rappresentativi del livello sociale elevato.
|