Atena Lucana

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il nome deriva dal latino Atina, che a sua volta deriva forse dal nome di un fiume Ater (che significa nero). Secondo altri il nome potrebbe derivare dal fatto che il centro fu fondato da coloni greci. La specifica Lucana, fu aggiunta nell'Ottocento. Atena Lucana, è forse l'insediamento più antico del Vallo di Diano, come testimoniano i resti di mura megalitiche, le quali risalgono all'età preromana. Nei tempi seguenti i Greci ne fecero un ricco centro commerciale della Magna Grecia, data la sua posizione di cerniera tra la valle dell'Agri e quella del Tanagro. Sotto il dominio dei Lucani, poi, fu importante "oppidum" e fiorente "municipium" quando, infine, fu conquistata dai Romani. In età imperiale si arricchì di testimoniati templi a: Cibele, Giove, Esculapio, Ercole, oltre che di terme e di un anfiteatro. Eminenti studiosi, inoltre, affermano che già in età Repubblicana, si aveva la presenza di un foro lastricato, posto in alto, alla micenea.

Verso il IX secolo d.C. fu distrutta dai Saraceni, mentre nel Medio Evo si succedettero nel dominio vari feudatari. Agli inizi del XIX secolo Atena conobbe un periodo di impoverimento che costrinse numerosi cittadini ad emigrare nelle lontane Americhe. Le mancate condizioni vitali si protrassero sino alla metà del secolo scorso, quando parte della popolazione emigrò nei paesi del nord Europa. Oggi sebbene l'economia locale abbia radici agro-pastorali, l'impulso di nuove tecnologie, la qualificazione professionale, oltre ad innumerevoli investimenti, hanno promosso l'espandersi di attività artigianali e commerciali.

Museo Archeologico di Atena (Via S. Maria - Atena Lucana - tel.0975 779050)

Orario di Apertura: Dal Lunedì alla Domenica  ore 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00

LA RICERCA ARCHEOLOGICA

Le prime indagini ad Atena furono avviate tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. L’interesse della ricerca archeologica si era concentrato soprattutto sulla cinta muraria, costituita da grandi blocchi appena sbozzati, che Michele Lacava e poi Giovanni Patroni considerarono, in vario modo, tra le testimonianze più antiche di occupazione di Atena.

Nel 1898 il Patroni aveva effettuato una serie di sondaggi lungo le pendici meridionali della collina su cui sorge l’attuale abitato, rinvenendo tracce di tombe di VI e V sec. a.C., mentre sul piano della Braida aveva riconosciuto anche strutture di età romana.

Altri rinvenimenti si devono a Matteo della Corte, che, nel 1925,in occasione della costruzione dell’acquedotto, recuperava interessanti frammenti di una statua e ceramica proveniente da corredi funerari assegnabili all’età arcaica.

A partire dagli anni Sessanta del ‘900 si registra una ripresa delle indagini archeologiche condotte dalla Direzione dei Musei Provinciali di Salerno, che portano alla scoperta di nuove deposizioni funerarie.

Intorno alla metà degli anni Settanta, la Soprintendenza Archeologica recupera alcuni materiali di notevole interesse, come un elmo bronzeo di tipo "calcidese" o un nucleo di vasellame bronzeo pregiato, che testimonia la circolazione ad Atena di beni di lusso in età arcaica.

Dal 1979 la Soprintendenza Archeologica ha avviato un programma di ricerche mirate, che hanno restituito nuovi settori di necropoli, posti lungo il versante meridionale dell’abitato di Atena, e diverse evidenze dal territorio.

IL SITO E L’INSEDIAMENTO ANTICO

La parte alta dell’insediamento di Atena, oggi interamente occupata dal centro storico, è costituita

da una collina, posta a circa 640 m. di altitudine sul versante nord-orientale del Vallo di Diano. Il lato settentrionale del promontorio appare particolarmente ripido, mentre quello sud-orientale confluisce nel pianoro della Braida.

Se per l’età preistorica la documentazione archeologica è ancora piuttosto limitata, la conoscenza delle fasi di occupazione, a partire dal VII sec. a.C., è legata prevalentemente ai diversi nuclei di necropoli rinvenuti soprattutto lungo i versanti meridionali. Del tutto sconosciuto, invece, è l’abitato di questa fase dell’insediamento indigeno. Pochi resti di strutture murarie, rinvenute sovrapposte ad alcuni nuclei di necropoli arcaiche, sono attribuibili ad abitazioni di età lucana.

Resta imprecisabile, in assenza di scavi stratigrafici, l’epoca di realizzazione (età arcaica o IV sec. a.C.) di un circuito murario, a doppia cortina e con blocchi di forma poligonale, che comprende sia la parte alta dell’insediamento che un ampio settore del versante meridionale.

La documentazione relativa alla città romana di Atina non è particolarmente ricca allo stato attuale

delle indagini archeologiche, che andrebbero condotte nel centro storico con notevoli difficoltà logistiche. In alcuni settori urbani, esplorati negli scorsi decenni, si è riscontrata una certa stasi a partire dal 280 a.C., periodo in cui la città entra nell’orbita romana, fino alla guerra sociale (90-89 a.C.). Risulta pertanto preziosa testimonianza un’iscrizione in lingua osca e caratteri greci, di II sec. a.C., oggi purtroppo dispersa, che ricorda la costruzione di un edificio pubblico facendo riferimento al senato locale, già indicato con il termine latino senatus. Peraltro, ancora verso la fine del II sec. a.C., le leggi graccane, sulla distribuzione delle terre, avevano interessato anche il territorio di Atina, come indicato da due cippi relativi alla suddivisione degli appezzamenti.

L’EPIGRAFE DEL FORO

Nel 1880, durante alcuni lavori di sistemazione della sede stradale di Corso Castello, nel centro storico, fu effettuato un profondo sbancamento,che portò alla luce numerosi blocchi di pietra. Alcuni di questi presentavano delle lettere incise, riferibili ad un’importante iscrizione.

Il testo infatti, nonostante le lacune, ricorda la pavimentazione del Foro, a cura dei magistrati supremi locali(quattuorviri).L’iscrizione di Atena, databile alla fine dell’età repubblicana, costituisce una delle poche attestazioni, in Italia, riguardanti interventi di pavimentazione di aree forensi in città romane.

--- L]ogismus, --- s Marcellus, (quattuor)vi[ri i(ure) d(icundo), f]orum sterne[re] inchoaver[unt], p(pecunia) [p(ublica) sive s(ua)], d(ecreto) [d(ecurionum)]

--- Logismo --- Marcello, supremi magistrati per l’amministrazione della giustizia, incominciarono a pavimentare il Foro con denaro (pubblico o proprio), per decreto dei decurioni

La città romana disponeva di edifici pubblici di una certa rilevanza, come dimostrato da alcuni rinvenimenti ottocenteschi in Largo Borgo, che Giovambattista Curto attribuì ad un anfiteatro, oltre al Foro, noto solo dalla documentazione epigrafica recuperata nell’area del Castello.

Tra i culti cittadini le iscrizioni ricordano quello di Giove, di Esculapio, divinità sanatrice, cui era stato dedicato un altare, e di Cibele, dea della natura e della fecondità, per la quale erano stati costruiti un tempio ed un portico.

I numerosi rinvenimenti di materiali lapidei evidenziano la circolazione ad Atina di prodotti di artigianato molto diffusi nel Vallo di Diano, come le stele funerarie, con rappresentazione a mezzo busto del defunto inserita in una nicchia (fine II-metà I sec. a.C.), e statue di probabile carattere funerario raffiguranti personaggi maschili, abbigliati con toga o con corazza.

LE NECROPOLI

Le deposizioni funerarie costituiscono la principale fonte di informazione su Atena, tra VII e IV sec. a.C.

Le tombe più antiche, a partire dal VII sec. a.C. e fino alla prima metà del V sec. a.C., sono costituite da semplici fosse tagliate nel banco naturale, in cui veniva inumato il defunto. Il rituale della deposizione appare differente rispetto a quello diffuso a Sala Consilina, dove i defunti vengono inumati in posizione supina. Ad Atena si usa la posizione rannicchiata, secondo un rituale attestato a Volcei (Buccino),in gran parte della Basilicata e nelle aree della Puglia con popolazione Japigia. I vasi del corredo, collocati spesso ai piedi e talvolta ai lati del defunto, sono in età arcaica caratterizzati da forme e motivi decorativi dipinti strettamente affini a quelli di zone limitrofe della Basilicata; in epoca successiva si adattano alle produzioni delle zone greche o ellenizzate, con una prevalenza di vasi con decorazione a vernice nera. Sono presenti, sin dall’età arcaica, prodotti di importazione provenienti dalle colonie greche sullo Ionio e sul Tirreno, da cui giungono anche armi di difesa, come elmi ed armature di bronzo, che denotano lo stato sociale elevato di alcuni defunti. Nelle altre tombe maschili non mancano in genere le cuspidi di lancia in ferro, mentre la presenza di monili quali fibule e collane di ambra caratterizza le tombe femminili.

I principali settori di necropoli finora indagati sono quelli posti lungo le pendici meridionali del promontorio di Atena; un altro nucleo funerario, è stato rinvenuto in località Pezzolle, poco più a valle dei precedenti.

Sono state esplorate, finora, oltre 250 tombe.

Con l’arrivo delle popolazioni lucane ad Atena si riscontra un cambiamento del rituale funerario, come documentato dalla tomba 74. Il defunto viene deposto in posizione supina e, soprattutto, mostra alcuni oggetti di corredo tipici della cultura lucana, come il cinturone e il bacino con ansa mobile in bronzo, gli spiedi, gli alari ed il candelabro, accanto ad altri riconducibili al mondo greco, come lo strigile o la benda di argento.I ceti emergenti si connotano, dunque, come guerrieri, mostrando una forte assimilazione di alcuni elementi dell’ideologia greca, come il banchetto o l’atletismo, che diventano rappresentativi del livello sociale elevato.

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