Polla

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

L'abitato si trova all'imbocco settentrionale del Vallo di Diano, in una pianura solcata dal fiume Tanagro, affluente del Sele, a 460 m di altitudine. Due catene montuose delimitano la configurazione del paese: ad oriente i monti della Maddalena, che rappresentano il contrafforte orientale dell'intero Vallo di Diano, ad occidente il rilievo di San Tommaso, estrema propaggine meridionale del gruppo Alburno. Il luogo in cui oggi fiorisce Polla risulta popolato da tempi antichissimi: dalle lontanissime stagioni in cui i pastori transumando con le loro greggi risalivano dalla pianura tirrenica, come provano i resti ceramici ed anche ossei, umani ed animali recuperati nella grotta adiacente l'abitato. In seguito il luogo ebbe continuità di vita con le popolazioni che subentrarono: dai Greci ai Lucani che nel V secolo si impiantarono nel territorio costruendo villaggi e umili capanne. Alla romanità che diede al territorio un volto uniforme e compatto, si innestò il Cristianesimo che ebbe il primo Battistero, proprio nel Vallo, impiantato su una polla sorgiva. Il Medioevo configurò un'età di depressione urbana ed economica quasi di ristagno. Fu con i Normanni che si formò, sulla groppa collinare, un piccolo gruppo recintato con mura e torri, dominato da un piccolo castello e popolato da agricoltori, all'ombra di generazioni di feudatari che si vennero succedendo al governo del paese. Questi connotati rimasero invariati per lungo ordine di secoli fin quasi all'unità d'Italia. Così si spiega come il paese non abbia superato i 4-5 mila abitanti, le cui abitazioni erano raccolte intorno ai campanili delle chiese e dei conventi.

I Monumenti

Il Lapis Pollae

Conosciuto con il nome di Elogium, è un "miliario" di età romana. E' un'iscrizione su pietra che dà notizia della costruzione della Via Annia, la quale collegava Reggio a Capua. Fu realizzato intorno alla metà del II secolo, poco prima del 150 a.C.
E' di grande importanza storica, ma l'iscrizione riflette anche la vita del tempo: queste zone erano popolate da pastori che proprio in quegli anni cominciavano a cedere il campo agli agricoltori, i quali dalla coltivazione delle terre potevano trarre un sostentamento più congruo alle necessità della famiglia. L'iscrizione è stata per lungo corso di secoli considerata come un tabellario stradale, sul quale i viaggiatori potevano leggere il numero delle miglia che dovevano ancora percorrere, sia che si dirigessero verso il sud che verso il nord.

Il Termine Graccano

Storicamente interessante è questa pietra calcarea, sistemata nella piazzetta che da essa ha preso la denominazione secondo la nuova toponomastica di Polla, in vigore dal 1984. E' un termine Graccano che testimonia come anche in queste zone fu estesa la riforma agraria operata per volere dei fratelli Gracchi intorno al 131 a.C. Sono dieci i Termini Graccani finora conosciuti in tutta Italia e sei di essi sono venuti alla luce proprio nel territorio compreso fra lo Scorzo e Sala Consilina.

Mausoleo di Caio Uziano Rufo

In località Tempio si può ammirare il rudere del mausoleo con i blocchi dell'epigrafe, con le tre are superstiti, riccamente ornate di serti floreali tra cui tre bucrani e un frammento di festone. Il mausoleo fu innalzato nel corso del I secolo d.C. dalla sacerdotessa di Livia Augusta, terza moglie dell'Imperatore, per il marito Uziano Rufo, il quale era magistrato del Municipio di Volcei (oggi Buccino) da cui dipendeva il Forum. La lunga iscrizione racconta che Insteia fu adottata da Uziano quando era una bambina di sette anni. Poi Uziano la prese in moglie e la onorò sempre nei cinquantacinque anni in cui vissero insieme. La decorazione che circonda la dedica richiama molto da vicino quella dell' Ara Pacis Augustea di Roma.

La romita cappella di Sant'Antonio Abate

La cappella semplice nella sua struttura, preceduta da un piccolo protiro e con sul tetto un archetto a bifora, racchiudente la campanella, nell'interno conserva un vero tesoro pittorico: affreschi di impronta giottesca, stesi sull'abside, attribuibili alla cerchia del pittore Roberto di Odorisio. Un tempo gli affreschi rivestirono anche le pareti, oggi sono pienamente visibili alcuni apostoli tra i quali un bel Sant'Andrea, maestosamente seduto, con grandi occhi che spiccano nel rigore frontale della figura alla maniera bizantina.

La Chiesa di San Nicola dei Latini

Occupa la parte centrale del centro storico e s'affaccia su Piazza dei Parlamenti. E' formata da tre navate, divise da robusti pilastri in muratura che formano in alto arcate a tutto sesto. Fu innalzata nel corso del Trecento e fu denominata "dei Latini" per distinguerla da San Nicola dei Greci, la chiesa più antica in cui si celebrò secondo il rito greco fino al Concilio di Trento, allorchè arredi, paramenti e liturgie furono riformati rigorosamente nel solo rito latino. In essa si possono ammirare opere sacre di notevole importanza, tele provenienti da altre chiese di Polla dismesse e chiuse al culto: la tela di Angelo Mozzillo (1805) con la scena della natività di Maria; la tela di Nicola Peccheneda (forse del 1762) con l'effigie di San Francesco di Paola nell'atto di segnare il proprio sembiante su di una parete della casa che l'aveva ospitato. Sulla parete di fondo del coro, entro un superbo intaglio di legno dorato eseguito nel 1694 da uno scultore di Avigliano, Antonio Paradiso, è racchiusa una tela di Anselmo Palmieri illustrante il Trionfo di Cristo. Su una parete del coro è stata levata anche una lunga tela con San Lorenzo che dona ai poveri i beni della Chiesa, dipinta da Domenico Sorrentino sul cadere del '600, che donando il quadro a questa chiesa assicurò a se stesso, con atto notarile, onorata sepoltura. Notevole è il portale d'ingresso centrale modellato con sobrie linee classiche, recante la data del 1512 sull'architrave. Due bellissimi leoni, in pietra di Polla, sorreggono gli stipiti, l'uno reca tra le zampe il sole raggiante, simbolo di Polla, l'altro la data del 1664, che indica l'anno in cui la chiesa, in seguito a rifacimenti, ebbe l'odierno orientamento e l'odierna ripartizione in tre navate.

Il Santuario di Sant'Antonio

Chi entra in Sant'Antonio rimane abbagliato in contemplazione delle quaranta tele dipinte nel 1666 dal Ragolìa per il soffitto e disposte in tre file parallele sull'asse maggiore della navata con al centro la tela dalla cornice più ricca su cui ritrasse l'Immacolata; il pittore attinse certamente personaggi e volti dalla realtà che lo circondava. Così nella Natività di Maria vediamo che la levatrice intenta a lavare la neonata, è proprio una popolana che indossa il costume pollese dall'ampia gonnella blu. Ma anche nel ritratto di Salomè e, nel parallelo dipinto del lato opposto, nel sembiante di Giuditta che regge la picca con la testa di Oloferne, sono da ravvisare gli incarnati con acconciature spagnolesche di qualche fiorente giovane del tempo. Sulla stessa testa di Oloferne non è improbabile che il Ragolìa abbia fissato tratti del proprio volto che troviamo ripetuti nell'adiacente quadro centrale sotto il sembiante dell'Eterno che crea la luce sul mondo.
L'intonazione complessiva dei dipinti è di impronta caravaggesca mediata dalla fortuna che la sua arte godeva da alcuni decenni nella Napoli fertile di artisti. Dal soffitto poi lo sguardo corre alle pareti con gli affreschi di Anselmo Palmieri che raccontano episodi della vita di Gesù e di Maria, per posarsi sul Crocifisso ligneo scolpito da frate Umile da Petralìa nel 1636: un vero portento di arte e di pietà. Il presbiterio è separato da una balaustrata in pietra sulla quale l'autore lasciò incisa la propria firma: "opifice Ioanne Brigante, a. D. 1783". La lunga mensa, secondo il gusto barocco, si compone di una serie di colonnine che erano colorate in rosso, colore di cui oggi rimangono ancora tracce sulle foglie che le ornano.
Altra opera di intaglio ligneo è il coro della prima metà del '600, situato dietro l'altare maggiore, coro che non ha l'eguale nel Vallo: è formato da 21 stalli e da 29 busti frontali a bassorilievo di Santi e Sante dell'Ordine francescano. Al centro del coro è il leggìo, con la cui base esagonale è ornata da riquadro scolpito coi simboli delle virtù cristiane. Ma qui l'attenzione è catturata anche dall'alta cupola affrescata da Domenico Sorrentino con la Gloria del Paradiso dal 1681 al 1683.

Il Monumento ai Caduti

Sorge al centro della Piazza del Ponte. Fu innalzato nel 1922. Scolpito in marmo bianco dallo scultore romano William Ciocchetti; è formato da un angelo dalle larghe ali che accoglie tra le braccia un soldato morente. Sui lati del basamento sono incisi i nomi dei 106 Caduti della I e II guerra mondiale. Il monumento è una testimonianza dell'entusiasmo con cui la grande guerra fu sentita dai giovani del tempo, sul cui petto rifulsero varie decorazioni d'argento e di bronzo al Valor militare.

Il Castello

E' un palazzotto ottocentesco che occupa tutta l'area sulla quale era stato eretto, in luogo inaccessibile ed inespugnabile, il primo castello agli inizi del Trecento da Tommaso Sanseverino, conte di Marsico, fondatore della Certosa di Padula. Abbattuto dal terremoto del 1561, fu ricostruito dal feudatario Giovanni Villano, più elegante di prima come è ricordato nella lapide leggibile sulla facciata a sinistra del portale in pietra che dà accesso al cortile interno e dal quale si accede alle prigioni borboniche mantenute fino al 1857, poche celle umide e fetide. Dopo il terremoto del 1857 che l'abbattè quasi interamente, fu rialzato nell'aspetto moderno che lo caratterizza. Il palazzo che è stato testimone di tutti gli eventi storici di Polla, conserva nel cortiletto citato, lo stemma della famiglia Villano, i signori di Polla che dominarono il paese dal 1556 al 1668 con titolo di marchese dopo il 1590. Lo stemma è scolpito in pietra ed è formato da uno scudo troncato, diviso in due campi, sopra v'è una testa di leone, sotto una branca leonina.
Grand Hotel Osman **** SL
Via Nazionale San Giuseppe, 25 - 84030 Atena Lucana
Tel. 0975.511164 - Fax 0975.779129
Grand Hotel Osman Atena Lucana - Powered by Gionata Biagi