Chiesa - Convento di San Francesco
La costruzione della Chiesa e dell'annesso Convento risale ai primissimi anni del XIV secolo, come attesta l'iscrizione posta sull'architrave del portale ,datato 1307. Il Convento è considerato, verso il 1340, appartenente allacustodia di Principatusdell'Ordine dei frati Minori Conventuali di San Francesco. Il Convento verrà soppresso con le leggi napoleoniche nel 1808. La pianta segue uno schema "a fienile", molto diffuso nelle costruzioni dell'Ordine in area meridionale : ad aula rettangolare, coperta da tetto a capanna con l'abside a pianta quadrata un tempo coronata da volta a crociera. Nel 1745 un contro soffitto, dipinto dal De Martino , nascose le capriate, e le monofore poste in alto alle pareti laterali. Di notevole interesse gli affreschi: Scene della vita di San Francesco, eseguiti da ignoto maestro nella prima metà del XIV secolo e Santi Francescani con San Michele Arcangelo, della seconda metà del XV secolo. Preziosi anche gli stalli del coro cinquecentesco e il chiostro con il pozzo centrale.
Il Castello dei Principi Sanseverino
Sorto in epoca normanna in seguito al processo di incastellamento degli antichi abitati in atti in tutta Europa, il Castello di Teggiano è fra i più importanti dell'Italia meridionale. Nei primi anni del Quattrocento, quando Diano era stata incamerata nel demanio regio per la cacciata dei suoi feudatari, i Sanseverino, conti di Marsico, il Re di Napoli Ladislao di Durazzo dispose un primo restauro del Castello, ordinando che alle spese occorrenti contribuissero tutti i paesi del Vallo di Diano. Un altro restauro è documentato nel 1417, disposto questa volta dai Sanseverino, ai quali si deve perciò l'ampliamento della costruzione che fece assumere al Castello quell'aspetto monumentale che notiamo ancora oggi. Il Castello è citato nella storia del Regno di Napoli per due fatti memorabili avvenuti in esso:
- la Congiura dei Baroni contro il Re Ferdinando I° d'Aragona.
Nel 1485, sotto la guida del Principe Antonello Sanseverino, i Baroni della zona, stanchi di contribuire in maniera sempre crescente alle spese militari del Re, si ribellarono riunendosi a Diano.
- l'Assedio di Diano del 1497.
Nel secondo decennio il Castello fu restaurato da un altro dei suoi proprietari : il Marchese Giovanni Villani. Tale restauro è ricordato da una lapide posta all'ingresso principale. Al 1660 circa risale una descrizione fatta da uno storico teggianese, padre Luca Mannelli, il quale dice che la costruzione è circondata da "profondo e largo fosso sì che vi s'entra per due ponti, uno dei quali più vicino alla porta, nell'occorrenza si alza la notte. La fabbrica è molto larga e soda, con otto grandi torri, una delle quali è il maschio dell'antica fortezza di Ladislao, rinchiuso, mentre un'altra chiamata torre della lumaca, alta il doppio delle altre per iscoprire il nemico". Il Mannelli dice infine che il Castello di Diano è giudicato "inespugnabile".
Il museo delle erbe
Il Museo delle Erbe con Viridarium, inaugurato nel giugno del '99, già rappresenta il punto di riferimento di numerose categorie sociali dai professionisti agli studenti, ai contadini, agli artigiani, alle massaie, ai ricercatori, agli studiosi, ai curiosi della Provincia di Salerno e della Regione Campania.
Situato in pieno centro storico accanto all'antico Convento della SS. Pietà, si sviluppa in diverse sezioni:
- - Etnobotanica (l'antica spezieria medievale, la medicina popolare, le erbe nell'uso domestico, le piante ed i legni dell'artigianato, le erbe della magia);
- - Medicine naturali, preparazioni farmaceutiche ed erboristeria;
- - Banca semi ed antico germoplasma delle zone interne della Provincia di Salerno.
- - Erbario naturale, classificazioni e carte floristiche;
- - Micologia;
- - Monitoraggio sulle emergenze floristiche del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano;
- - Le erbe, la didattica ed il mondo della scuola.
Museo Diocesano - Chiesa di S. Pietro
Fatta costruire come chiesa dell'annesso convento dei frati agostiniani, ha un portale d'ingresso su cui figura incisa la data 1370 e presenta uno schema iconografico ad aula, chiusa da un coro un tempo poligonale.
Più volte restaurata, la chiesa, fatta eccezione per il portale, non presenta testimonianze medioevali.
Del convento adiacente, sorto anch'esso nella seconda metà del XIV sec., è ben conservato il chiostro, decorato nelle volte da un ciclo di affreschi attribuiti al XVII sec., raffiguranti la vita di Sant'Agostino. Nell'interno della chiesa vi sono una grande statua di S. Agostino e due altari in pietra locale : l'altare maggiore e quello della Madonna del Buonconsiglio. Molto importante è una tela raffigurante il supplizio di Santa Margherita.
Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano
Il piccolo museo di Teggiano è uno scrigno di reperti, mantenuti vivi nella loro funzione originaria, dall'antico telaio per tessere la tela, tuttora funzionante e con la tela avviata, alla gromola per la canapa , ai dipanatoi, ai filatoi, agli aratri per buoi e per cavalli, alle lucerne, agli attrezzi per falciare, mietere, trebbiare, setacciare, lavorare il legno e per compiere tutte le funzioni che la vita contadina del luogo richiedeva. Vi è anche un antico letto in ferro battuto, un cassone - armadio per granaglie e farina, trappole per topi molto antiche, vasi di ceramica e terracotta antichi, forbici per tosare le pecore, finimenti di cuoio e fotografie, tante antiche immagini, coi rudi progenitori in posa, nel loro portamento contegnoso e un poco forzato, nei panni semplici della povera gente di allora. E poi ci sono i ritratti, di chi stava bene, dei signori, coi vestiti di panno più leggero, delle donne giovani e delle bambine, timidamente civettuole.
Completano la raccolta oggetti, musiche, costumi e soprattutto la documentazione sui cicli di lavoro che esistono ancora oggi, come, ad esempio, la trasformazione del latte, la produzione del pane, vino, olio, e la coltivazione del lino, della canapa, della lana.
Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Sorta verso la fine del 1200, la chiesa ha subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni. Nel Medio Evo l'ingresso principale era sulla piazza, preceduto da un porticato a tre archi, affiancato dal campanile, staccato, e con il Battistero di San Giovanni di fronte (questa struttura è tipica, basti pensare al duomo di Firenze o di Pisa). Verso la metà del 1800 ci furono però tre avvenimenti importanti: il terremoto del 1858, la beatificazione di San Cono e l'essere diventata, Diano, sede di Diocesi. Nel realizzare i lavori dopo il terremoto, si colse l'occasione per ingrandire la chiesa, realizzando tutta la parte del transetto del presbiterio e della sacrestia, invertendo anche l'ingresso che dalla piazza fu spostato nel vicolo opposto. Di pregevole fattura sono i due portali: quello principale ricco ed elaborato attribuito a Melchiorre nel XIII sec. e quello laterale del 1508.
All'interno:
- il pulpito (rarissimo esempio in Italia di scultura firmata ) scolpito da Melchiorre da Montalbano, datato 1271. Tutta l'opera, realizzata in pietra di Teggiano, su quattro colonne sormontate da quattro capitelli e da due archi trilobati, ha un significato allegorico: partendo dall'alto troviamo i simboli dei quattro evangelisti (Marco, Matteo, Giovanni e Luca), al di sotto, scolpiti nei triangoli, il cervo (raffigurante l'uomo non ancora convertito) poi il leone (raffigurante l'uomo forte e potente perchè cristiano) poi Mosè che indica Eva. Nella figura centrale il leone rappresenta la potenza della Chiesa che regge la colonna attorcigliata simboleggiante l'umanità e, al di sopra, l'eterna lotta tra il bene e il male con il guerriero (il bene) che con sforzo difende la lepre (l'uomo) dall'aquila (il male).
- la tomba di Stasio d'Heustasio, datata 1472 è retta da tre statue raffiguranti le virtù teologali (fede, speranza e carità). Nel corpo centrale una Madonna con bambino affiancata da angeli con a sinistra lo stemma dei d'Heustasio e a destra quello dei Sanseverino. Sul coperchio riposa Stasio vestito da guerriero con i piedi poggiati sul fedele cane. Stasio, però, era un guerriero e come tale morì chissà dove per cui non è stato mai sepolto in questa tomba che dal 1857, dopo che Diano divenne sede di Diocesi, conserva le spoglie del primo Vescovo di Teggiano Mons. Valentino Vignone.
- la tomba di Enrico Sanseverino è l'opera più raffinata di questa chiesa. Attribuita a Tino da Camaino e scolpita nel 1336, è molto simile a quella del Duca di Calabria e a quella della moglie Maria d'Angiò dello stesso autore che si trovano a destra dell'altare maggiore della chiesa di Santa Chiara di Napoli.
Tommaso Sanseverino, Gran Connestabile del Regno di Napoli, fondatore della Certosa di Padula e del Castello di Diano, volle per il figlio primogenito Enrico, morto giovanissimo nella Crociata a Gerusalemme, un sepolcro degno del suo rango.
Poggiata su tre colonne tortili raffigura, nella parte centrale, i dodici apostoli con ai bordi e sulle fasce centrali scritte in oro su fondo smaltato bleu e sul coperchio Enrico nelle vesti da crociato.
Nella parte superiore è raffigurata la presentazione di Enrico, inginocchiato e con la spada al fianco, alla Madonna con bambino, affiancata da angeli e da Sant'Enrico di Hoistoffen con in braccio un infante che simboleggia l'anima del morto.
- la tomba di Orso Malavolta, datata 1488, ricca e ricercata, è opera certamente di un artista venuto da fuori. Poggia su due alte cariatidi di epoca precedente che certamente reggevano un'altra tomba.
Sul coperchio la figura di Orso, senese e medico personale di Antonello Sanseverino, principe di Salerno. Il fatto che un medico senese si trovasse a Diano alla fine del XV sec. si spiega con il fatto che Antonella aveva sposato Costanza, la figlia del Duca di Urbino, e insieme alla moglie ha portato con sè dal centro Italia anche tutta una serie di persone come medici, notai, pittori, scultori ect.
- due angeli in legno dipinto del settecento, posti ai lati dell'altare maggiore.
- due tele dei primi anni del XVIII sec. raffiguranti una Madonna con San Cono e un Miracolo di San Cono.